La lettera di Fig Mag del 23 ottobre 2020

La lettera di Fig Mag del 23 ottobre 2020

LETTERA ESCLUSIVA AGLI ABBONATI – In programma: diventare verde, seguire le orme della Grande Borgogna, vedere Venezia e leggere.

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Per sfuggire a Parigi, al suo inquinamento, alla sua sporcizia, al suo grigiore, alla sua insicurezza, ai suoi prezzi immobiliari proibitivi, al suo sindaco…; per sfuggire alle grandi città soffocanti e alla loro quota di rumore e di fastidi visivi; per trovare aria, spazio, verde, colore; per trovare un ritmo di vita più sereno, armonioso, sano. Milioni di francesi hanno sognato tutto questo per anni senza osare o poterlo fare. In primavera, il confino ha agito come un innesco: 450.000 persone, per esempio, hanno lasciato Parigi in quell’occasione. Da allora, l’uso molto incoraggiato del telelavoro nelle aziende (alcune delle quali hanno scelto di diventare “provinciali”!) ha incoraggiato alcuni a fare il grande passo… per la gioia degli agenti immobiliari in molte regioni che un tempo erano guardate dall’alto in basso. Gli slogan sono sorti e ora si sentono. Vai al Poitou! Passare all’Amiens! Unisciti al Berry! Apprezza il Cher! Godetevi Anjou! Vai con l’Angoumois! Tirati su con i piedi in Touraine! Sii felice nell’Eure! Venite alla Vienne! Vendere a Parigi, comprare in Vandea. La lista continua… Gli abitanti delle grandi metropoli (peraltro soggette a coprifuoco in questo momento!) hanno scoperto che sì, la felicità è nel prato o, almeno, nella città media. Che, grazie alla nostra rete ferroviaria, non è così lontano da Parigi, Lione, Lille o Strasburgo… E quando scopriamo, grazie al sondaggio di Ghislain de Montalembert, qual è il prezzo di acquisto o di affitto di un appartamento o di una casa a Caen, Beauvais, Alençon, Auxerre, Laval, Le Mans o Mâcon, ci chiediamo perché i 450.000 parigini che hanno assaporato le gioie della campagna e della provincia in primavera continuano a vivere nella capitale questo autunno…

Charles, Magali e il loro figlio hanno lasciato Parigi quest’estate per stabilirsi vicino a Orléans. JEAN-MICHEL TURPIN PER LA RIVISTA LE FIGARO

Cinque secoli e mezzo fa, i parigini che fuggivano da Parigi per vivere a Metz, Amiens, Nevers e Mâcon sarebbero diventati… Burgundo. Negli ultimi giorni della guerra dei cent’anni e del Medioevo, il Granducato di Borgogna si estendeva dall’attuale Olanda al Nivernais e al Mâconnais, passando per la Lorena, il Belgio e la Piccardia… La storia di questo stato cuscinetto tra il regno di Francia e il Sacro Romano Impero è una saga degna di Game of Thrones – ma reale… “Paladini e donzelle, colossi e tornei, banchetti e feste, trovatori e menestrelli, cortigiani e intriganti, chiostri e vigneti, battaglie e massacri, gendarmi e mercenari, tormenti e torture, imeni sistemati e alleanze calcolate”, tale era la vita quotidiana del ducato per secoli, sottolinea Jean-Louis Tremblais, che si recò in diversi alti luoghi belgi e fiamminghi della Grande Borgogna (Gand, Bruges, Bruxelles….) per trovare le sue tracce più spettacolari. Per guidarlo attraverso castelli, tombe, dipinti, cattedrali e sculture, ha un cicerone scelto: Bart van Loo. Questo scrittore e storico fiammingo e francofono ha pubblicato il suo bestseller Les Téméraires in francese. Quand la Bourgogne défié l’Europe (Flammarion). Per l’occasione, ha accettato di condurre il nostro reporter

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Le Figaro

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